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Alimentazione e Arteriosclerosi

È indubbio che, negli ultimi decenni, il timore di danni organici da supernutrizione o malnutrizione abbia dato motivo a numerosi studi e problemi, così come è preoccupazione del mondo odierno il pericolo di una dieta qualitativamente e quantitativamente troppo ricca.

Pertanto l'alimentazione interessa il medico per un duplice aspetto:
1) come agente morbigeno di svariate malattie, quando tale alimentazione sia errata in qualità e quantità;
2) come vera e propria arma terapeutica nelle malattie da disordini alimentari e in altre affezioni nelle quali la dieta può rappresentare, se non la cura principale, per lo meno un necessario coadiuvante

Capostipite di tutte queste condizioni morbose è indubbiamente l'arteriosclerosi (ATS). Parecchi fattori ereditari e ambientali influenzano l'evoluzione dell'ATS. A tale proposito risultano essere numerose le prove che mettono in relazione la dieta con le concentrazioni sieriche dei lipidi e, di conseguenza, con l'entità e l'incidenza dell'ATS, in modo particolare con quella coronarica. È dimostrato che la concentrazione del colesterolo sierico può aumentare o diminuire significativamente a seconda della quantità totale dei grassi nella dieta e del rapporto tra grassi saturi e insaturi. Viene inoltre riportato in letteratura da alcuni studiosi che le concentrazioni dei trigliceridi e del colesterolo sono in rapporto diretto con la qualità e la quantità dei carboidrati ingeriti. Altri autori d'altronde asseriscono che non solo l'alcool ma anche le proteine, i minerali, come pure le vitamine, influenzano la concentrazione dei lipidi sierici nell'uomo. Esiste perciò, accertata statisticamente, una stretta e significativa correlazione tra arteriosclerosi e iperlipemia.

Nell'eziologia della malattia aterosclerotica vengono considerati tre momenti:
1) familiari;
2) ambientali;
3) agenti associati (interazione dei fattori familiari e ambientali).

Fra tali momenti eziologici, la dieta rappresenta il maggior rischio per l'ATS. Infatti un eccessivo apporto di calorie, di grassi totali, di grassi saturi, di colesterolo, di zuccheri favorisce con un incremento del profilo lipidico (ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia) lo sviluppo del diabete, della malattia ipertensiva e dell'obesità.
L'entità dell'apporto di grassi saturi è alla base, tra i fattori ambientali dell'ATS, della differenza dell'incidenza di morte per coronaropatia nelle varie nazioni. È noto che il livello del colesterolo nell'età media è in rapporto al rischio di un episodio clinico coronaropatico; infatti gli individui con alti tassi colesterolemici presentano un rischio coronarico da 3 a 4 volte superiore rispetto a quelli con livelli di colesterolemia fisiologici.

L'alta incidenza di manifestazioni di ATS in pazienti con ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia (presa singolarmente o associata) dimostra come l'apporto lipidico sia in rapporto diretto con la malattia aterosclerotica. Da ciò possiamo anche affermare che, specie nella presenilità, esiste uno stretto rapporto tra iperalimentazione e vecchiaia, tanto che una dieta ricca e abbondante continuata liberamente per parecchi anni può portare l'individuo a invecchiare e morire precocemente. Infatti l'errore alimentare si ripete 2-3 o più volte nell'arco della giornata come una vera e propria terapia negativa prolungata per anni. Pertanto l'applicazione di una razionale terapia dietetica da seguirsi permanentemente è uno dei cardini che viene ritenuto il primo nella prevenzione della malattia aterosclerotica.
Infatti, se è pur vero che l'ATS ha un'origine multifattoriale, si è constatato che la dieta rappresenta il fattore principale di rischio, quando è ricca di cibi animali, di calorie totali, di grassi neutri, di colesterolo, di carboidrati raffinati. Partendo da queste considerazioni, si propone la correzione dell'errore dietetico, in modo particolare nella terza età (presenilità e senilità), mediante uno schema dietetico che possiamo definire 'cautelativo' nei confronti del danno aterosclerotico. Tale schema risulta essere composto dal 48 % di carboidrati, dal 30 % di grassi e dal 22 % di proteine. La distribuzione dei grassi nella dieta è del 33 % di saturi, 33 % di monoinsaturi, 34 % di poliinsaturi. Tale dieta individuale è stata definita in 1800 cal pro die per l'uomo e 1600 cal pro die per la donna: è questo il fabbisogno calorico dell'individuo della terza età, nell'arco delle 24 ore.
Tale dieta deve essere adeguata dal punto di vista nutrizionale, di gusto gradevole e, caratteristica principe, va continuata per un tempo indeterminato. Ciò non deve costituire un ostacolo nell'applicazione della stessa in quanto sono presenti alimenti accessibili a tutti i ceti sociali. Un prospetto dietetico così adattato e ben equilibrato in quantità e qualità può rappresentare un'arma terapeutica di notevole valore, diminuendo le possibilità di complicazioni cardiovascolari e permettendo spesso anche un vero e proprio, se pur modesto, regredire della malattia aterosclerotica. È chiaro che più precocemente si riuscirà a intervenire con una adatta alimentazione, tanto maggiori saranno le possibilità curative che si avranno a disposizione.
Il concetto base che dovrebbe guidare ogni medico nell'applicazione della dieta è che essa deve essere ben conosciuta e seguita e che assume nella malattia aterosclerotica un aspetto del tutto particolare, in quanto si ha la possibilità di intervenire in tempo utile contro una malattia clinicamente prevedibile.
Indubbiamente nell'applicazione di tale prospetto si può trovare l'ostacolo del paziente non sempre pronto a collaborare, ma sta al medico superare tali difficoltà, informando il soggetto sulle possibili complicanze dell'insulto aterogeno, affinché tali schemi possano essere seguiti senza eccessivi sacrifici.
I risultati desunti dalle ricerche condotte in questi ultimi anni possono alfine confortarci nel vecchio ma pur sempre valido aforisma che 'a tavola si invecchia'.

 

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