L’IPERTENSIONE ARTERIOSA
un assillo per tutti
E’ ormai noto che avere la “pressione alta” è pericoloso per tutti, e che non esiste una fascia di età che sia esente dai rischi che essa comporta.
La definizione corretta è quella di “ipertensione arteriosa” e i valori che devono essere mantenuti ed eventualmente raggiunti con i farmaci sono oggi internazionalmente stabiliti a prescindere dall’età, dal sesso e dalla razza.
La pressione normale è 130/80 mmHg, nei bambini e nei giovani si trovano valori fisiologicamente inferiori. Se è vero che con l’avanzare dell’età i valori tendono ad essere più alti ciò non vuol dire che sia giusto vivere da anziani con la pressione alta, infatti i rischi maggiori si corrono proprio con l’associazione età avanzata ed ipertensione arteriosa.
A riguardo dei valori va precisato che sia la pressione massima o sistolica sia la pressione minima o diastolica devono rientrare nei limiti suddetti, se anche uno solo dei due è elevato occorre correggerlo, entrambi sono infatti pericolosi e quindi meritevoli di terapia.
I valori della pressione arteriosa (P.A.) sono determinati da numerosi fattori, principalmente dalla forza contrattile del cuore e dalla rigidità delle arterie, ma il giusto equilibrio pressorio si può rompere per malattie renali, endocrine, per una alimentazione sbagliata, per fattori eredo-familiari, emotivi, ambientali, socio-economici, a volte per terapie con farmaci che in via collaterale possono aumentarla, in questi casi si parla di “ipertensione secondaria”, ossia sostenuta da una causa ben precisa e riconoscibile. Ma nella maggioranza dei casi ci troviamo invece di fronte alla così detta “ipertensione essenziale”, volendo intendere con ciò che alla base dello stato ipertensivo non riscontriamo esami di laboratorio e/o strumentali alterati.
E’ consigliabile controllare regolarmente la P.A. almeno dai 35 anni in poi soprattutto se si hanno genitori o parenti stretti ipertesi anche in assenza di sintomi, infatti non sempre ci si accorge di averla elevata o si scambiano i sintomi per disturbi di altra natura. Tra i sintomi della pressione elevata si può elencare senso di pesantezza della testa, cefalea, vertigini, scintille negli occhi, sbandamenti, affanno sotto sforzo, palpitazioni, ronzii auricolari, ma molte persone con valori superiori alla norma possono essere del tutto asintomatiche.
Il rischio maggiore legato alla pressione alta è quello di incorrere in malattie cerebrali, cardiache, renali, oculari, vascolari, ossia di sviluppare nel corso del tempo il così detto danno d’organo.
In particolare i danni organici possono manifestarsi con:
L’ipertensione arteriosa non è la sola possibile causa delle patologie sopra elencate ma ne è certamente uno dei più importanti e diffusi fattori di rischio.
Il fattore di rischio è definito come quella condizione capace di aumentare le probabilità di andare incontro ad una malattia cardiovascolare nei successivi 10 anni calcolati dal momento in cui si fa la valutazione del rischio stesso.
I principali fattori di rischio sono: l’età, la familiarità, il sesso, la genetica, l’ipertensione arteriosa, l’eccesso di colesterolo, il fumo, il diabete, la vita sedentaria e l’obesità.
L’ipertensione arteriosa si manifesta generalmente oltre i 40 anni ma anche i soggetti più giovani, a volte poco più che ventenni, possono esserne affetti.
I mezzi diagnostici si basano innanzitutto sulla misurazione tramite lo sfigmomanometro presso il medico curante o in farmacia o presso il proprio domicilio (automisurazione), esiste poi la misurazione prolungata delle 24 ore tramite registratore (monitoraggio dinamico della P.A.). Non è infrequente riscontrare valori discordanti a seconda del metodo usato e delle circostanze in cui è stata misurata, questo non deve sorprendere perché lo stato emotivo, ambientale, stagionale, l’orario della giornata, la condizione momentanea psico-fisica possono condizionare il nostro stato pressorio. Sarà la media dei valori e il giudizio globale del medico a stabilire la necessità di iniziare il trattamento farmacologico.
Uno screening approfondito si ottiene effettuando oltre alla misurazione della P.A. gli esami del sangue e gli esami strumentali cardiovascolari quali l’elettrocardiogramma, l’ecocardiogramma, l’ecodoppler delle arterie del collo, delle gambe e delle arterie renali, la radiografia del torace, e tutti quegli accertamenti che il medico riterrà opportuno eseguire nel singolo caso.
Una preoccupazione diffusa è legata alla durata del trattamento farmacologico, in effetti quando si inizia la terapia dell’ipertensione in genere occorre poi proseguirla per il resto della vita salvo rare eccezioni in cui negli anni a seguire se ne può fare a meno. Certamente ogni persona trattata deve essere costantemente seguita per modulare i dosaggi in più o in meno a seconda delle stagioni e delle eventuali malattie concomitanti che richiedano variazioni della qualità e della quantità dei farmaci.
L’ipertensione arteriosa non controindica l’attività sportiva, al contrario questa andrà incoraggiata insieme alla correzione degli errori alimentari e degli altri fattori di rischio modificabili attuando la così detta terapia non farmacologia (dieta, attività fisica, abolizione del fumo, correzione del diabete e dell’ipercolesterolemia).
I farmaci antiipertensivi appartengono a diverse categorie, tra queste ricordiamo i diuretici, i calcio antagonisti, i beta bloccanti, gli ACE inibitori, i sartani, gli alfa litici, tutti efficaci e in genere ben tollerati se prescritti secondo i giusti criteri e nelle giuste dosi e associazioni. Si è sempre considerato di primaria importanza raggiungere i valori pressori ottimali a prescindere dal farmaco utilizzato, ma oggi si stanno mettendo sempre più a fuoco i farmaci più indicati nel singolo paziente affetto da specifiche patologie e/o con danno d’organo già manifesto. Per questo motivo la scelta terapeutica deve essere personalizzata sulla base di considerazioni cliniche che riguardano la situazione generale oltre quelle strettamente cardiovascolare e metabolica.
Purtroppo sappiamo dai dati statistici ed epidemiologici che solo un terzo degli ipertesi assume regolarmente i farmaci e una percentuale ancora più bassa raggiunge gli obbiettivi terapeutici, ossia i giusti valori pressori. Questo è dovuto ad una scarsa aderenza dei soggetti alla terapia prescritta e ad uno scarso monitoraggio nel tempo dei valori pressori da parte del medico e del paziente stesso, venendosi così a perdere il vantaggio preventivo della cura. L’informazione sanitaria e la responsabilizzazione della popolazione sono alla base della costanza della terapia e soprattutto della prevenzione delle malattie cardiovascolari legata proprio alla correzione dei fattori di rischio, in particolare dell’ipertensione arteriosa.
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