Centro Medico Roma - home
Home > Specializzazioni > Cardiologia > Soffi Cardiaci

Pacemaker

Pacemaker


quando il battito del cuore si rallenta
Dr. Stefano Rapino

Pacemaker vuol dire in inglese “segnapassi”  e da ciò si intuisce come si debba ricorrere al suo impianto nei casi in cui il cuore “perde il passo” ossia quando il numero dei battiti si riduce eccessivamente.
Per meglio comprendere il funzionamento del cuore e la determinazione della frequenza cardiaca occorre qualche nozione preliminare.
La funzione del cuore è quella di pompare il sangue che trasporta l’ossigeno in tutti i tessuti ed organi del corpo. Per svolgere questa funzione è strutturato come un contenitore che si riempie e si svuota continuamente spingendo il sangue nel sistema circolatorio organizzato in una rete di tubi (arterie) che raggiunge tutte le cellule. Il giusto numero dei battiti utile ad ossigenare il corpo umano a riposo è compreso tra i 60 e gli 80 battiti al minuto. Sotto sforzo fisico (attività lavorative, sportive, etc) la frequenza può salire fino a 140-180 battiti al minuto. Il cuore è un organo con quattro cavità, due atri e due ventricoli,  con le pareti costituite da tessuto muscolare. Come ogni altro muscolo per contrarsi ha bisogno di un impulso elettrico e questo è intuitivo se pensiamo agli elettrostimolatori cutanei utilizzati per rinforzare e riabilitare i muscoli delle braccia e delle gambe dopo incidenti o periodi di immobilità. Caratteristica del cuore è la sua capacità di autoprodurre energia elettrica attraverso una sorta di centrale da cui partono i fili per la distribuzione della corrente alle fibre muscolari delle sue pareti. La centrale si chiama  “nodo del seno”  che contiene cellule in grado di caricarsi e scaricarsi ripetutamente di energia che viene poi convogliata nella branca destra e nella branca sinistra, situate rispettivamente nel ventricolo destro e in quello sinistro. Quando l’energia arriva ai ventricoli, questi simultaneamente si contraggono, svuotandosi del sangue e pompandolo nelle arterie dando origine al battito cardiaco e alla pulsazione percepibile al polso o ai lati del collo.
Se il nodo del seno o le branche dei ventricoli si ammalano il numero dei battiti si rallenta fino a valori talmente bassi da non essere più compatibile con un normale funzionamento dell’ intero organismo.
In termini più appropriati parleremo di disturbi del ritmo e/o della conduzione elettrica: bradicardia, blocchi di branca, blocchi atrio-ventricolari,  arresti sinusali, malattia del nodo del seno.
E allora si potranno avere i sintomi legati alla scarsa ossigenazione del cervello e dei muscoli delle gambe, ossia le vertigini, gli sbandamenti, la stanchezza, gli svenimenti o sincopi con cadute a terra e possibili traumatismi (contusioni, fratture).
Le cause di questa disfunzione del sistema elettrico sono molteplici: il fisiologico invecchiamento, gli interventi di cardiochirurgia, effetti collaterali di farmaci.
Altre patologie non cardiologiche possono presentare gli stessi sintomi e la diagnosi può non essere né facile né immediata dato che i suddetti disturbi del ritmo possono essere transitori e di breve durata e quindi non sempre riscontrabili alla visita medica o cardiologica.
La diagnosi precisa sarà la risultante della storia clinica (anamnesi), dell’elettrocardiogramma standard e di lunga durata (Holter ECG), di prove farmacologiche ed elettrofisiologiche.
Una volta posta la giusta diagnosi sarà il cardiologo a decidere sulla indicazione all’impianto del pacemaker tenendo conto che non esistono farmaci in grado, con una somministrazione quotidiana e cronica, di aumentare il numero dei battiti.
Per questo motivo si ricorre al pacemaker.
L’intervento di impianto del pacemaker si effettua in regime di ricovero di 2-3 giorni, in anestesia locale, si opera pochi centimetri al di sotto della clavicola a destra o  sinistra. Una volta effettuata l’incisione della cute si cerca una vena (vena cefalica o vena succlavia) attraverso la quale inserire 1 o 2 elettrocateteri che vengono posizionati sotto controllo radiologico nell’atrio e/o nel ventricolo di destra, si effettuano le prove elettriche e si collegano al pacemaker che sarà alloggiato in una piccola tasca sottocute. In genere 3-5 punti sono sufficienti per la chiusura della ferita chirurgica.
Il pacemaker sarà poi programmato per il miglior funzionamento sul singolo paziente (numero minimo dei battiti, ampiezza e durata dello stimolo elettrico, etc). I controlli ambulatoriali si effettuano ogni 6 mesi, la durata della batteria oscilla tra i 4 e i 7 anni a seconda del consumo medio che è variabile da persona a persona. Una volta esaurita la carica si provvederà alla sostituzione del pacemaker, solo di rado si rende necessario sostituire anche i cateteri.
La vita con il pacemaker non prevede limitazioni alle normali attività lavorative e sportive, è possibile nuotare, viaggiare in aereo, e quant’ altro, le poche accortezze riguardano la presenza di forti campi magnetici che potrebbero influire sul corretto funzionamento del pacemaker e quindi sarà vietata la risonanza magnetica, l’uso di saldatrici industriali, la magnetoterapia. Il passaggio attraverso metal detector provoca l’attivazione dell’allarme in quanto è un corpo metallico e quindi sarà opportuno avvisare il personale delle banche e degli aeroporti, i pannelli antitaccheggio dei negozi sono ininfluenti, converrà comunque non sostare nelle loro vicinanze ma passarli velocemente.
Non ci sono limiti di età o malattie particolari che possano controindicare l’impianto del pacemaker, sarà cura dello specialista valutare l’opportunità di sospendere alcuni tipi di farmaci nei giorni precedenti (per es. gli anticoagulanti e gli antiaggreganti piastrinici) e di prescrivere una terapia antibiotica così come si fa per qualsiasi intervento chirurgico.
Non sono richiesti periodi lunghi di convalescenza e praticamente già dopo 2 giorni è possibile riprendere una normale attività quotidiana.

 

ricerca su medital.net

Google
Web Medital.net

Iscrizione alla Newsletter

Iscrizione alla Newsletter

© Medital.net

centro-medico