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La Patologia Venosa

Le vene sono le strutture vascolari deputate al trasporto del sangue dalle regioni periferiche del nostro corpo al cuore.
In linea generale le patologie che possono interessare le vene sono due: la malattia trombotica e la malattia varicosa. Entrambe queste patologie colpiscono prevalentemente gli arti inferiori. Questo è legato al fatto che le vene che si trovano nelle gambe subiscono la forza di gravità in maniera assai più potente rispetto alle vene degli arti superiori e quindi ne vengono maggiormente sollecitate.

Il sistema venoso si divide in due tipi: il sistema venoso superficiale ed il sistema venoso profondo. Poiché la patologia venosa si verifica maggiormente a livello degli arti inferiori parliamo prevalentemente di questo distretto, tenendo comunque presente che i fenomeni patologici che si verificano a questo livello sono analoghi a quelli che si possono verificare in tutti gli altri distretti corporei. Il sistema venoso superficiale degli arti inferiori è costituito dalla grande e dalla piccola vena safena. Il sistema venoso profondo invece è costituito dalle vene che accompagnano le arterie della gamba e sono: le vene tibiali, la vena poplitea, la vena femorale superficiale e la vena femorale profonda che si congiungono, a livello inguinale, a formare la vena femorale comune. Questa prosegue, passando nella regione addominale, nella vena iliaca esterna la quale, con la vena iliaca interna, forma la vena iliaca comune. La vena iliaca comune di un lato e la vena iliaca comune dell’altro lato si uniscono a formare la vena cava inferiore, la più grande vena del nostro corpo, la quale termina con la vena cava superiore a cuore. Le vene del sistema venoso superficiale, in particolare la grande e la piccola safena, possono essere colpite sia dalla malattia trombotica che dalla malattia varicosa, le famose varici.
La vena grande safena origina a livello della parte interna del piede e termina all’inguine dove si congiunge alla vena femorale comune, mentre la vena piccola safena origina nella parte esterna del piede e termina dietro il ginocchio dove si congiunge alla vena poplitea.

:: LE VARICI

Le varici (o “Insufficienza Venosa Cronica”) sono delle vene dilatate in modo patologico, le quali si allungano assumendo un aspetto tortuoso.
Tale patologia è molto frequente e rappresenta circa il 90 % dell’intera patologia venosa. La causa delle varici non è ancora stata stabilita in modo univoco. La tesi attualmente più accreditata è quella che pone alla base della loro insorgenza la presenza di un’alterazione, probabilmente su base famigliare, di un tessuto che fa parte della parete del vaso, il tessuto connettivo. A supporto di tale tesi starebbe l’osservazione che i soggetti affetti da varici sono affetti anche da emorroidi e da ernie, ossia da indebolimenti in particolare della parete addominale. Accanto a questo esistono dei fattori predisponenti rappresentati dalla prolungata stazione eretta e/o seduta, dal soprappeso, dalla scarsa attività fisica, dal fumo, dall’assunzione di farmaci anticoncezionali.
Per capire il meccanismo di insorgenza delle varici, un ulteriore cenno di anatomia è fondamentale.

Le vene degli arti inferiori hanno al loro interno delle strutture chiamate “valvole” che hanno il compito di ridurre la pressione sanguigna presente all’interno di tali vasi favorendo il ritorno del sangue al cuore. Quando le vene diventano varicose, le valvole non funzionano più, per cui si crea una stasi di sangue a livello degli arti inferiori che aggrava la dilatazione. Tutti i sintomi e le complicanze legate alla varici dipendono dalla presenza dell’ipertensione venosa che si crea.
I sintomi delle varici sono vari. Si possono accusare senso di peso e facile affaticabilità delle gambe, soprattutto la sera; i soggetti possono avvertire senso di prurito in particolare a livello delle caviglie che vanno anche incontro a gonfiore, a volte esteso a tutta la gamba.
Man mano che passa il tempo e che la situazione peggiora, cominciano a comparire dilatazioni venose sempre maggiori, i cosiddetti “gozzi varicosi” presenti in una qualsiasi zona della gamba e/o della coscia, i “capillari”, più frequenti a livello della caviglia, ma che possono essere presenti in varie parti dell’arto inferiore, e macchie cutanee permanenti che contribuiscono a peggiorare la situazione estetica dell’arto.
Anche le complicanze delle varici sono varie e di varia gravità. Si comincia con un problema prevalentemente estetico dovuto alla comparsa dei capillari e dei gozzi varicosi di cui parlavamo prima, ma se non si interviene, la situazione tende a peggiorare progressivamente con la comparsa anche di “flebiti”, ossia di infiammazioni delle vene a volte complicate da trombosi (occlusione della vena), e di “ulcere” cutanee a lenta guarigione.

Alla base di tutti questi problemi vi è la ridotta ossigenazione dei tessuti, i quali vanno incontro a danni strutturali che si estrinsecano nella formazione dei danni detti sopra. La malattia varicosa è strettamente correlata con la malattia trombotica, ossia nella formazione, all’interno delle vene, di coaguli di sangue che ostruiscono il vaso impedendo il deflusso del sangue e favorendo i fenomeni infiammatori della parete venosa (le flebiti). In alcuni rari casi si può avere la formazione di trombosi che si estendono al distretto venoso profondo e che possono complicarsi con un’embolia polmonare, a volte fatale.
La diagnosi di insufficienza venosa cronica si basa sull’esame fisico del soggetto e sull’esecuzione di alcuni esami strumentali tra cui l’ecodoppler svolge un ruolo fondamentale. La terapia varia a seconda della gravità del quadro clinico. Questa può infatti essere rappresentata dalla semplice terapia medica associata all’uso di calze elastiche ad adeguata compressione nei casi meno gravi, dalla scleroterapia e dal laser per i capillari e le varici di piccole dimensioni, fino ad arrivare all’intervento chirurgico, che può essere di tipo tradizionale (lo “stripping”) o essere effettuato con tecniche alternative come l’utilizzo delle onde radio (VNUS- closure).
Il distretto venoso profondo viene invece maggiormente colpito dalla patologia trombotica.
La trombosi venosa profonda (TVP) è una patologia piuttosto grave in quanto anche se di solito benigna, in alcuni casi può dare luogo ad un’embolia polmonare a volte fatale.
Nella maggior parte dei casi la trombosi della vena si accompagna a fenomeni infiammatori della stessa, per cui i termini di trombosi o tromboflebite sono spesso interscambiati.
La causa della TVP può essere varia. Esistono infatti TVP post-traumatiche in cui la lesione della vena innesca un meccanismo che vede nell’aggregazione delle piastrine il momento eziopatogenetico fondamentale della formazione del coagulo (trombo) che tende poi ad estendersi a tutta la vena. Altre volte alla base di questa patologia vi sono disturbi della coagulazione, dovuti alla carenza, nella maggior parte dei casi, di alcune sostanze che ne regolano il corretto funzionamento. In alcuni soggetti poi la causa della TVP risiede nella presenza di una patologia neoplastica, a volte sconosciuta e che ha come prima manifestazione proprio la TVP.
Nei soggetti a rischio (pazienti con pregressi episodi di flebite, pazienti anziani costretti a lungo a letto, soggetti che si devono sottoporre ad interventi chirurgici maggiori, in particolare ortopedici e ginecologici), è estremamente importante l’esecuzione di un’adeguata profilassi con la somministrazione di eparina calcica e/o eparina a basso peso molecolare, per ridurre al minimo il rischio di insorgenza della TVP.
I sintomi della TVP sono variabili a seconda dell’estensione della malattia. Il sintomo più frequente è il gonfiore dell’arto interessato accompagnato spesso da dolore. Il gonfiore può essere localizzato solo alla gamba o essere esteso anche alla coscia ed essere di intensità varia. Le TVP più pericolose per la vita del soggetto sono quelle in cui vi è l’interessamento delle vene iliache, in quanto si può avere l’estensione della trombosi anche alla vena cava e, se il trombo non è ben adeso alla parete venosa, può distaccarsi e dare luogo alla temibile embolia polmonare che può mettere a rischio la vita del paziente. E’ per questo estremamente importante una attenta valutazione dell’estensione della trombosi e le caratteristiche del trombo con l’ecodoppler e con la Risonanza Magnetica in quanto possono farci prevedere la necessità o meno di intervenire con ulteriori presidi oltre a quelli farmacologici.

Questi consistono essenzialmente nel posizionamento di un filtro cavale, una sorta di ombrello che viene posizionato nella vena cava e che impedisce, qualora il trombo si distacchi, che questo arrivi al circolo polmonare. La terapia farmacologica consiste nella somministrazione di farmaci che rendono il sangue più fluido impedendo una prosecuzione della trombosi (farmaci anticoagulanti), o che permettono di sciogliere il coagulo (terapia trombolitica).

 

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