L'insufficienza venosa cronica degli arti inferiori, la cui espressione più diffusa è rappresentata dalle varici, costituisce un problema rilevante socio-economico in termini di costi connessi al trattamento ed ai giorni di degenza oltre all'influenza che tale patologia può avere sulla qualità della vita. L'insufficienza venosa cronica si accompagna ad una grandissima varietà di presentazione della malattia varicosa ed ogni paziente va inquadrato in un particolare ed unico insieme di sintomi e manifestazioni cliniche attraverso una precisa valutazione del sottostante quadro funzionale ed emodinamico attraverso l'ecocolordoppler.
I vari tipi di trattamenti chirurgici per la patologia varicosa, anche se eseguibili mediante cicatrici abbastanza limitate, possono comportare, seppur raramente, alcuni disagi per il paziente dovuti alle ferite chirurgiche oppure al traumatismi dei tessuti.
Per tale motivo, come accaduto in altri campi della chirurgia, anche in questo campo è stato dato largo spazio la ricerca della mini-invasività con risultati di efficacia almeno paragonabile a quella della chirurgia tradizionale con una notevole riduzione delle incisioni chirurgiche.
Sono così comparse metodiche che si avvalgono di strumenti che, introdotti attraverso la cute con piccole incisioni o mediante puntura percutanea, permettono, per mezzo di emissione di energia controllata (radiofrequenze o energia laser),di chiudere la vena in modo definitivo con risultati funzionali ottimi ed esiti estetici assolutamente superiori alla chirurgia tradizionale.
In particolare la più innovativa di queste è costituita dal laser (ELVeSTM).
Tale metodica ha superato il severo vaglio delle autorità statunitensi ed ha ottenuto l'approvazione della FDA (Food annd Drug Administration). L'ELVeSTM utilizza un tipo di sorgente di energia laser con sorgente a diodi ed emissione di energia a 810 nm assolutamente specifica per alcuni componenti del sangue (sostanze cromofore) grazie al quale questo fascio raggiunge la parte interna della parete venosa senza interessare i tessuti circostanti. La sequela è rappresentata da un cordone fibroso che verrà in seguito riassorbito dai tessuti circostanti. In base ai risultati ottenuti dopo aver valutato circa 5000 pazienti seguiti per due anni, la metodica viene considerata almeno ugualmente efficace a quella chirurgica classica.
Sembra, allo stato attuale, che tale tecnica sia destinata a costituire, negli anni a venire, una delle più valide metodiche di trattamento chirurgico mini-invasivo della sindrome varicosa.
Queste metodiche si avvalgono di strumenti che, introdotti attraverso la cute, permettono, per mezzo di emissione di energia controllata (radiofrequenze o energia laser), di chiudere la vena in modo definitivo con risultati estetici assolutamente superiori alla chirurgia (foto 1).
Foto 1
Queste due metodiche presentano indicazioni precise e vanno utilizzate da personale esperto fornito delle più idonee apparecchiature.
In particolare la più innovativa di queste è costituita dal laser che utilizza un tipo di sorgente di energia (emissione di lunghezza d'onda a 810 nanometri) che è assolutamente specifica per alcuni componenti del sangue (sostanze cromofore) grazie al quale questo fascio raggiunge la parte interna della parete venosa senza interessare i tessuti circostanti; questo è reso possibile attraverso l'introduzione endovasale della sonda laser stessa (cateterismo venoso) sotto continuo controllo ecodoppler (foto 2).
Foto 2
A livello della parete della vena ormai sfiancata, il fascio laser, in maniera selettiva, “colpisce” la struttura delle proteine che compongono la parete stessa alterandone la struttura fisico-chimica, determinandone il collasso e quindi la conseguente obliterazione (foto 3).
Foto 3
La struttura venosa che ne consegue, divenuta una sorta di cordone fibroso, verrà in seguito completamente riassorbita dai tessuti circostanti.
I numerosi vantaggi di questa metodica sono innanzitutto la netta riduzione delle incisioni chirurgiche, un maggiore rispetto per i tessuti circostanti, la possibilità di essere utilizzata nella maggioranza dei pazienti, la precoce ripresa della deambulazione, entro poche ore, in assenza di ematomi sottocutanei nel post-operatorio, nonché la rapidità della procedura e la quasi totale assenza di complicanze quando eseguita da personale dedicato alla metodica.
Tale metodica, infatti, a differenza di altre tecniche innovative ha superato il severo vaglio delle autorità statunitensi ed ha ottenuto l'approvazione dell'FDA (la Food and Drug Administration), l'ente americano che sorveglia e controlla tutti i farmaci e le terapie “sanitarie”.
La metodica è stata, infatti, considerata almeno ugualmente efficace a quella chirurgica “classica” e con una virtuale assenza di complicanze dopo aver valutato circa 5000 pazienti seguiti per due anni.
Va sottolineato che tale approvazione, tuttavia, è assolutamente specifica per il tipo di laser preso in esame (EVLT, laser con sorgente a diodi ed emissione di energia a 810nm) e può essere eseguita anche in regime ambulatoriale (Day Surgery) ma da persone con esperienza specifica.
Allo stato attuale, in centri selezionati e costituiti da professionisti esperti nelle problematiche della malattia varicosa ed abilitati ad eseguire questa procedura, è possibile, dopo un'adeguata valutazione clinica ed ecocolordoppler, essere sottoposti a tale tipo di trattamento che sembra destinato nei prossimi anni a costituire una delle più valide metodiche di trattamento “chirurgico” ma mini-invasivo della sindrome varicosa.
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